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martedì 8 marzo 2016

DONNE FOR DUMMIES

In occasione della festa della donna vorrei fare un regalo agli uomini. Quelli che una donna ce l'hanno, e quelli che la vorrebbero. Come rendere felice una donna? Ecco finalmente una guida semplice e accessibile a chiunque voglia intraprendere una relazione con un individuo di sesso femminile. Innanzitutto, vi posso assicurare che a rendere felice una donna avete solo da guadagnarci. Non ci crederete ma l'amore che date ad una donna ve lo restituisce moltiplicato per 100. Vi dà tutto ciò di cui avete bisogno e in cambio, credetemi, chiede molto poco. Avete presente quella pseudo teoria che dice che per far felice un uomo bastano due cose (dargliela e non non rompere i coglioni) mentre per far felice una donna occorre rispondere ad un elenco lunghissimo di cose? Beh, dimenticatelo. È completamente falso. Far felice una donna in realtà è più semplice che far felice un uomo, perché basta fare una cosa sola: TRATTARLA BENE. Non ci crederete mai, ma l'unica cosa che una donna vuole per stare con voi è semplicemente questo: essere trattata bene. Alcune vi dirò che si accontenterebbero di essere trattate decentemente. Troppo difficile così? Capisco. Vi darò qualche indicazione più precisa. Tre cose. Tre sono le cose che dovete ricordarvi di fare. Tre parole, non sole cuore e amore ma poco ci manca. Aprire le orecchie, please: 1) CONSIDERAZIONE. Non dovete metterle davanti nessun'altra creatura al mondo, in particolare nessun'altra donna. E non sto parlando dell'amante, non c'entra nulla. Nessun'altra donna deve venire prima di lei. Né l''opinione, né le esigenze di nessun'altra prima delle sue. Cose dette e ridette, ma mai abbastanza. Quindi: NO vostra madre, NO vostra sorella, NO amiche, colleghe, chiunque altra. Questo come regola generale, il resto è eccezione. Una donna sa il fatto suo, ha quel dono a voi sconosciuto che si chiama senso pratico. Fidatevi di lei, lei sa di cosa avete bisogno. Conosce il valore delle persone e anche quello delle cose, compreso il denaro, molto più di voi. Ma deve essere la numero uno, il vostro punto di riferimento principale, perché la cosa funzioni. 2) RISPETTO. E' fondamentale in qualunque rapporto sociale, in particolare con una donna. Il rispetto è legato alla stima, ma va oltre. Dimenticate ciò che avete visto da piccoli, se non è edificante. Se non ce la fate da soli, fatevi aiutare. Ma non mancate MAI di rispetto alla vostra donna. E' una principessa, e come tale la dovete trattare. E qui vorrei chiarire un punto fondamentale: la violenza psicologica e verbale non è peggiore di quella fisica. Anzi, a mio parere, è più subdola. La violenza fisica (sto analizzando, non certo giustificando) è anche un cedimento da parte di chi la compie, un segno di debolezza. Un automatismo che porta, anche involontariamente, a ripetere ciò che si è vissuto. Per la violenza psicologica bisogna essere molto più furbi. Chiunque sa bene che una donna può andare alla polizia anche solo dopo un ceffone, ma che non certo vi andrà per uno, ma neanche 10 o 100 "non capisci niente" "spendi troppi soldi" "tu ora stai zitta perché io dico che devi stare zitta". Chi picchia ci mette le sue mani. Sentirsi dire: "con te non mi sporco le mani" lascia segni invisibili ma vi assicuro non minori. 3) ATTENZIONE. È  un campo vasto, che va dall'ascoltare (è permesso fingere solo in casi estremi) a un fiore o una cena fuori ogni tanto (anche dopo sposati, pare non abbia effetti collaterali) al sesso, fatto con gioia, entusiasmo, affetto, ammirazione. Non è vero che alle donne non piace il sesso, stronzata pazzesca. Parliamoci chiaro, gente: se una donna sta con voi e non ve la dà è perché non si diverte. E se non si diverte, è colpa vostra. Oppure perché c'è una mancanza al punto 1 o al punto 2. Quindi colpa vostra, sempre. Di lì non si scappa. Amate la vostra donna, dimostrateglielo (l'amore si dimostra senza se e senza ma) e lei vi amerà.
Non siete pronti a tutto questo? In un ipotetico contrasto tra la vostra donna e chiunque altro al mondo sentite che non sareste tendenzialmente dalla sua parte? Siete intimamente convinti che le donne siano solo delle rompicoglioni che bene o male nella vita servono? Lasciate perdere. Quella donna, o l'idea di una relazione. Ma lasciate perdere.
Non ci inganniamo, le terze persone non c'entrano mai. Le relazioni finiscono per questi motivi, per la mancanza di queste 3 cose. Se manca una ci si può fare. Se mancano 2 ci si barcamena. Se mancano tutte e tre la barca affonda. Per il resto, cari uomini, fate voi. E non vi scordate la mimosa.

venerdì 19 settembre 2014

Donna al volante...

Che lavoro fai? Guido. Eh già, quello che faccio quando arrivo a lavoro non importa, l'importante è che il mio lavoro sia lontano da casa. Quest'anno il record, oltre 70 km. E, ovviamente, io, a lavoro, ci vado in macchina. Non a tutte le donne piace guidare: ne conosco alcune che col lavoro a 10 km chiedono l'avvicinamento. E strabuzzano gli occhi mentre io, sorridendo, dico loro che, sì, mi faccio 50 minuti di macchina ogni giorno. E me li faccio volentieri. A me guidare piace, mi fa sentire libera. Ne ho presi una vita, di autobus e treni: poi basta. Vuoi mettere la noia del mezzo pubblico con l'ebbrezza di essere padrona dei tuoi orari? Ma non c'è neanche confronto. Certo, non vivo in città, questo significa tanto. Guidare nel traffico è snervante. Ma sempre meno snervante che stare in piedi su un autobus strapieno, nel traffico. Questa, almeno, è la mia opinione.
Ho già spiegato che se fossi nata uomo sarei stata un pilota, e aggiungo che da qualche parte in me alberga un camionista che ogni volta che vede una donna imbranata al volante scuote la testa sardonico mormorando: "Figurati, è una donna!"
Ma il mio DNA femminile fa la sua parte: ad esempio mi impedisce di fare manovre, o parcheggiare in maniera decente, specie se nei paraggi c'è un uomo che, appena vede una bionda che vuol parcheggiare in linea, si mette a fissare, aspettando il tonfo. E mi impedisce, ovviamente, di fare il mio parcheggio perfetto, che consiste appunto in un colpetto alla macchina dietro e uno a quella davanti. Sperimentato e garantito al 100%.
Essendo donna, inoltre, vivo la mia auto con allegria, senza le tipiche ansie maschili. Canto a squarciagola, faccio le smorfie all'autovelox. Ma soprattutto: mi capita di appoggiare lo sportello su un muro, aprendolo, senza per questo portare il lutto per settimane. Ci mangio, in auto, e sbriciolo alla grande, ho uno splendido sacchetto dell'immondizia che non sempre centro quando lancio via la carta dello snack o il cartone del succo di frutta. Preferisco pagare di più il carburante piuttosto che fare il pieno al self service, queste cose qua. Ma amo la mia auto. Io non ho una casa, ho una macchina. La mia macchina è il mio regno. Quando chiudo lo sportello e parto, con la mia musica a tutto volume, sono la regina della savana. Spostatevi.
Sì, è una parola. Vedete, io ho la presunzione di saper guidare. Ho alcune peculiarità tipiche dell'automobilista, a cominciare dall'idiosincrasia per tutto ciò che si muove su due ruote, e che se potessi disintegrerei coi missili terra-aria. Ma sono prudente, sostanzialmente rispetto i limiti, e le multe che ho preso in vita mia le ho prese tutte per divieto di sosta. Ho la consapevolezza che quando sei alla guida, è come se avessi un'arma in mano, un'arma pericolosa che devi saper usare. Ecco, questa consapevolezza qua, secondo me, non tutti ce l'hanno. Alcuni stanno al volante come se fossero in poltrona a guardare la tv. Alcuni si gasano, alcuni si fanno proprio i cazzi loro, alcuni, letteralmente, dormono. E non è che chi va piano sia meno pericoloso di chi corre.
Nel corso della mia lunga carriera al volante ho imparato una cosa fondamentale: la capacità di una persona alla guida si può calcolare con una semplice proporzione matematica: è inversamente proporzionale alle dimensioni dell'oggetto appeso allo specchietto retrovisore. L'oggetto in questione può andare da assolutamente nulla fino al Muppet Elmo a dimensioni naturali, passando per Pinocchio, il prione dell'AIDS, la surreale accoppiata rosario-corno o l'Arbre Magique. Ovviamente, una persona che riesce a sopportare un oggetto di più di 5 cm che penzola dallo specchietto retrovisore non può, non può assolutamente saper guidare. E' matematico.
Ora, all'interno del concetto di "non saper guidare" c'è tutto un universo da scoprire. E che di solito scopri quando dici: "Faccio in tempo a farci un salto, ci metto 5 minuti." Ecco. Per strada trovi di tutto. Da quello che telefona, a lei che per un giorno ha preso il macchinone di lui e ha il terrore di mettere la seconda, al nonno di Tutankamon con cappellino e marmitta che gocciola, che se hai la fortuna di riuscire a sorpassarlo te lo vedi bellino con la bocca socchiusa e lo sguardo perso nel vuoto, crionizzato al volante dal 1926.
Ma non è solo questione di andare piano: il "non saper guidare" è un modus vivendi vastissimo, dove, non a caso, uomini e donne differiscono molto.
L'uomo non ti dà la precedenza, ad esempio. Ti si appiccica dietro in superstrada lampando come un invasato. La donna fa altro: mette la freccia dopo aver già svoltato, per dirne una. Quando incroci un'auto con gli abbaglianti accesi in pieno giorno, o in una bella mattina di sole l'auto che ti precede ti piazza l'antinebbia posteriore negli occhi, non pensare che dentro ci sia necessariamente un cretino. Magari c'è semplicemente una donna che ha premuto un pulsante per errore. Un pulsante di cui ignora completamente sia l'esistenza che l'uso. Vogliamo parlare degli specchietti retrovisori? Lo dico per esperienza personale, occorrono anni di guida ad una donna per capire perché sono così tanti, e che ognuno ha motivo ben preciso di esistere. Con quello centrale puoi controllare il trucco. Col sinistro dai uno sguardo generale, e specie a finestrino abbassato, può farti sentire molto figa. Ma il destro cosa l'avranno messo a fare? In genere questo resta un mistero per molto tempo. Poi, dopo aver buttato giù l'intonaco di qualche muro per far manovra, alla fine lo capisci. E puoi andarne fiera, come lo sono io quando, al mio paese, vedo quel muro il cui angolo una ventina d'anni fa decisi di stondare, e che ne porta ancora i segni. Sono soddisfazioni.
Anche se la soddisfazione più grande, senza dubbio, è tua figlia che dice: "La mamma guida bene e non va "quasi mai" a sbattere".


mercoledì 2 luglio 2014

Quale amicizia?

Ormai sono sei mesi che tengo questo blog e mi sento finalmente pronta per affrontare uno dei quesiti che da sempre attanagliano l'umanità, secondo solo a "E' nato prima l'uovo o la gallina?", e sul cui tema sono stati scritti libri, fatti film, spesi fiumi di inchiostro e sprecati infiniti metri cubi di fiato.
"Può esistere l'amicizia tra uomo e donna?"
E' necessaria qui una piccola premessa. Quando si parla di amicizia, qui, non si parla di un'amicizia superficiale, una conoscenza. Si parla di un'amicizia forte, di grande confidenza, a volte esclusiva. 
Ecco, la risposta è assolutamente, categoricamente, NO.
Uomini e donne NON possono essere amici. Ma il motivo non è il sesso, come si può pensare. Il motivo è un altro. E' che per noi donne, semplicemente, l'amicizia non esiste. Non sappiamo cosa sia. E non sappiamo cosa sia persino tra di noi, figuriamoci con gli uomini. Il mondo femminile, agli occhi di un uomo, è pieno di misteri. Il mondo maschile, secondo me, ha un mistero solo, ma fitto: l'amicizia. Il cameratismo, la solidarietà di genere, sono cose sconosciute, per noi.
Noi donne tra di noi, ci odiamo. Più o meno cordialmente, ma ci odiamo. Per ogni donna, un'altra donna è sempre una potenziale nemica. Noi ci sopportiamo solo quando abbiamo l'impressione che l'altra non invada il nostro territorio, che non possa entrare in conflitto con noi da nessun punto di vista. Che che abbia il suo uomo, che non sia interessata al nostro, che sia più brutta, più stupida e con meno qualità di noi. Sempre beninteso che, anche per l'amica del cuore, dietro le spalle, ci sono sempre in serbo commenti al vetriolo. Fatti con bontà, eh? Per il suo bene. Ma ci sono.
Di recente ho letto cose del tipo: "Le ragazze si odiano, le vere donne sono complici": vero niente. Anche le ragazze possono essere complici, tutte le donne possono essere complici, possono adorarsi. Ma se disgraziatamente gli obiettivi di una entrano in conflitto con quelli di un'altra (principalmente se ad entrambe interessa lo stesso uomo) è la fine. La più debole delle due è una donna morta, distrutta. L'amicizia, finita.
Diversamente, due uomini che si innamorano della stessa donna, alla fine è facile che la mandino entrambi a quel paese e conservino l'amicizia. (Bellissimo, su questo argomento, uno dei primi film di Salvatores, "Turné". Da vedere)
Un gruppo o una comunità di donne è quanto di più deleterio possa esistere, e lo dico con l'esperienza di una che ha fatto le superiori in una classe di sole donne. Ci siamo scannate. Finita la scuola, mai più fatta una cena, un incontro, niente. Ma quale amicizia.
Sulla base di ciò, come può esistere l'amicizia tra uomo e donna? In nessun modo. Lo so perché lo so. Perché quando io parlo di queste cose, parlo anche di me stessa, non mi considero certo immune dalle debolezze del mio genere.
Uomini, non fatevi fregare: quando una donna dice "sei un amico", intende tutto tranne che sei un amico.
Nel particolare può intendere, sostanzialmente, due cose:
1) Che le piaci ma non ha il coraggio di dirtelo. Si considera in qualche modo inadeguata. Pensa di non poterti interessare, e allora per averti, non potendo essere la tua donna, usa una via traversa. Lei sarà "la tua amica del cuore". Ricoprirà un ruolo speciale, che nessuno portà portarle via. (Questa situazione può essere anche a tempo: le piaci, ma siccome che tu dormi, nel frattempo ti fa l'amica sperando che prima o poi ti svegli). 
2) Che non le piaci. Ti trova magari intellettivamente interessante, ma non le piaci fisicamente. Non corrispondi al suo ideale. Però si trova bene con te. Si confida volentieri, e (crudele) per qualche motivo le fai comodo. Anche solo perché tu le sbavi dietro, magari. Questo nutre il suo ego.
Sinceramente, capisco l'estrema difficoltà degli uomini a distinguere un caso dall'altro. Nel caso di interesse, magari uno spera che si tratti del caso 1, invece poi è il 2.
Lei è la tua amica del cuore, quindi non te la dà, ma sappi che se ti azzardi a metterti con un'altra rischi che lei ti cavi gli occhi col cucchiaino da tè.
Io so quello che dico, perché in vita mia sono stata entrambe le cose: l'amica del cuore (caso 2), che ha perso una persona a cui voleva bene solo per il fatto che lui si è fidanzato con una botola ringhiosa. Tempo due settimane: scomparso, stile lupara bianca. Mai più visto né sentito nei secoli dei secoli. Ancora oggi non so che fine abbia fatto.
E la fidanzata di uno che aveva un'amica del cuore single, che nominava pressoché in ogni frase. Tra l'altro anche stupida, perché nei primi tempi del rapporto commise il madornale errore di non cagarmi affatto. La incontravamo e parlava rivolgendosi solo a lui. Io ero aria. Risultato: "Tesoro, l'amica del cuore single va al volo fuori dalla tua vita senza nemmeno passare dal via". Desaparecida.
In effetti, esiste anche un terzo caso: quello romantico da film in cui entrambi si amano ma è un amore impossibile. Io agli amori impossibili non è che ci creda tanto, a dire il vero. Esiste volersi o non volersi, il resto sono cavolate. L'amicizia non è un surrogato dell'amore, è un'altra cosa. 
Il film "Harry ti presento Sally" è una bibbia, da questo punto di vista. Ti spiega tutto, la regola e gli emendamenti, che puntualmente si annullano (p.es. il caso che entrambi siano accoppiati). Nel film infatti (mi spiace se non l'avete visto ma colpa vostra) i due finiscono insieme. Il messaggio è molto chiaro.
Eppure a noi donne un amico uomo farebbe tanto comodo. (E anche il contrario, eh?) Il modo di ragionare completamente diverso dal nostro ci allargherebbe gli orizzonti, ci farebbe capire meglio tante cose. Ma è utopia.
Però, a ben guardare, una possibilità c'è. Che lui sia gay. Ragiona comunque come un uomo, ti vuole bene come un uomo, è complice come una donna, non entra in conflitto con te. Di più: ha sofferto. Qualunque cosa tu gli racconti, non si scandalizza e non ti giudica. E' una fortuna che non tutti hanno. Io ce l'ho. E ne approfitto per dirlo qui: Roby, grazie di esistere.

venerdì 7 marzo 2014

Siamo donne...


Uff... mi hanno detto che in altri post sono stata un po' duretta con gli uomini. E vabbè, vediamo di rimediare, ora parlerò un po' delle donne. Devo pareggiare i conti, quindi se siete donne prive di autoironia, vi avviso prima, potreste offendervi.
Innanzitutto, io sono fiera e contenta di essere nata donna, penso che sia la cosa più divertente del mondo. Se io fossi nata uomo sarei stata di sicuro un pilota, tanto mi piace guidare, (anche se ovviamente, per questioni di DNA, non so fare le manovre), ma sono talmente contenta di essere donna che in un'eventuale prossima vita vorrei rinascere donna un'altra volta, e così fino al termine del mio percorso karmico. Questo lo dico nonostante io sia sempre stata un maschiaccio ed abbia fatto pace col colore rosa solo da poco tempo. Resto convinta che la femminilità non risieda nel trucco o nel tacco 12, né nella biancheria intima coordinata, e quelle dicono di indossarla sempre mi fanno ridere. Una vera donna è donna anche con i capelli corti, senza trucco e con indosso i mutandoni ascellari di Bridget Jones o un pigiamone antisesso.
Io non sono mai stata femminista in senso stretto, anzi, a volte sono proprio maschilista. Nel senso che credo che spesso abbiano ragione gli uomini, e che noi ci approfittiamo del fatto che non ci capiranno mai niente.
Credono di condurre il gioco, e invece no. Pensano di comandare, e figurati. Tentano disperatamente di accontentarci, e non sanno che noi non saremo mai contente. Noi nasciamo scontente e moriremo scontente. Possiamo solo, nell'arco della nostra esistenza, essere saltuariamente, tutto sommato, discretamente soddisfatte, sempre, ovviamente, ciclo mestruale permettendo. Niente di più.
Lo sforzo degli uomini è apprezzabile, specialmente nei primi tempi di una relazione, ma c'è gente che continua a provarci anche dopo 20 o 30 anni di matrimonio. Niente da fare. Il fatto è che gli uomini sono semplici, lineari. "Sì" è "sì", "no" è "no", il telefono si usa per comunicare, poi si riappende.
Noi no. Troppo facile, così. Noi siamo più sensibili, più forti, non ci sembra di morire per un'influenza, affrontiamo senza batter ciglio (più o meno) i dolori del parto, pari a quello di 20 ossa rotte contemporaneamente. Ma abbiamo indubbiamente il nostro rovescio della medaglia.
Prendiamo una ricorrenza a caso. La festa della donna. Ti regala la mimosa? Pensiero:"Oh, grazie. Ma non c'era bisogno di sprecare soldi in questi segni esteriori. L'amore e il rispetto si vedono da altre cose. Eh, pensi di cavartela con un rametto di fiori? Sei un ipocrita."
Non te la regala (perché tu gli hai detto che non ci tieni)? Pensiero: "Certo che un cavolo di rametto di mimosa me lo potevi anche presentare, eh? Ho ricevuto solo quella che mi hanno dato al supermercato, come l'ultima delle sfigate. Anche i segni esteriori contano. Sei uno spilorcio e un insensibile."
Quale donna non ha pensato queste cose almeno una volta nella sua vita? Su, siamo sincere. Ogni tanto ci piace giocare sporco. Litigate, ti rendi conto che ha ragione e sei con le spalle al muro? Cominci a piangere, lo disorienti. Vittoria su tutta la linea. E ammettiamolo, su.
Gli uomini, nei sentimenti, sono confusi. Procedono per tentativi. Noi no. Possiamo dissimulare quanto vogliamo, ma noi, fin dalla più tenera infanzia, l'obbiettivo ce l'abbiamo chiaro in testa. Stampato in fronte, direi. E se state pensando a qualcosa in particolare, sappiate che quella è solo una parte della questione. Una parte comunque significativa, e l'ipocrisia di certe donne in proposito a me personalmente dà un fastidio incredibile. Ma solo una parte. In una bambina di tre anni il concetto di "principe azzurro" è già chiarissimo. Poi il fatto che ce ne vogliano minimo altri trenta per capire quanto questo si discosti dalla realtà è un altro discorso. 
La nostra missione è semplice: trovare un uomo, e distruggergli l'esistenza. Amabilmente, eh? Ma distruggergliela. Cominciando col convincerlo che ha bisogno di cose di cui non aveva mai pensato di aver bisogno.
Il concetto di felicità, per un uomo, è molto semplice: la pizza, la birra, un pallone, gli amici, la tv, e rutto libero. Se non avvertissero anche altri tipi di esigenze, non importerebbe loro un bel niente di prendere confidenza con le donne. E invece, drammaticamente, questo li conduce in una spirale senza uscita. Fidanzarsi, sposarsi, passare le domeniche pomeriggio all'IKEA, comprare casa e arredarla secondo i rigorosi dettami del feng-shui, tanto per dirne qualcuna.
Ma che volete, è giusto così.
Perché scusate, ma quando in una coppia non accade questo, quando è l'uomo a distruggere l'esistenza ad una donna, credetemi, è molto, molto peggio. E non è necessario arrivare alle minacce, alle botte, alle persecuzioni, eh? Basta molto meno. Basta "sta' zitta" "stupida" "non capisci niente", "rompicoglioni", per esempio. Oppure bastano attenzioni e regali non richiesti, bastano chiamate indesiderate, basta la subdola, sottile imposizione della presenza. Lo stalking non dev'essere per forza pesante, per uccidere. Io ci sono passata.
E comunque, buona festa a tutte le donne!
PS: Facciamola pure, una festa degli uomini, eh? Io sono d'accordo. Basta che ci dite cosa vi dobbiamo regalare! ;-)

venerdì 14 febbraio 2014

L'amour... decerebrato.

Parliamo d'amore. Non perché sia san Valentino, ma perché anche d'amore, ogni tanto, bisogna parlarne. Mi viene spontaneo soprattutto frequentando twitter, un posto popolato di gente che d'amore ne parla tanto, e quindi, evidentemente, quaglia poco. E' impossibile frequentare twitter e non capire quanto bisogno... d'amore ci sia.
Vedo la cosa dal punto di vista femminile, ovviamente, e da questo punto di vista tratterò l'argomento. In modo ironico e iperbolico, come piace a me. Dunque: come può una donna trovare l'amore? Sarò cruda: dev'essere decerebrata. Non necessariamente dalla nascita, eh? Può anche decerebrarsi volontariamente per via. Per amore. Ma di fatto, il traguardo resta quello.
Io questa cosa ho avuto la fortuna di capirla parecchio tempo fa, e mi sono adeguata. Mi sono decerebrata volontariamente. L'ho fatto, è il prezzo che ho dovuto pagare per ottenere quello che volevo. Che non è quello che pensate, cioè, il concetto è più ampio.
Quando una donna si decerebra per un uomo, sa che, passata la fase del corteggiamento (durante la quale lui fa finta di ascoltarvi attentamente) non potrà più parlare dei suoi studi, delle sue passioni, dei viaggi che ha fatto, dei film che le piacciono, della musica che ascolta, dei libri che ha letto, ma potrà solo ascoltare lui che parla dei suoi studi, delle sue passioni, dei viaggi che ha fatto, dei film che gli piacciono, della musica che ascolta, dei libri che ha letto. E poco importa se sono la metà della metà dei suoi, perché anche questo può capitare. Cioè, se lui, disgraziatamente, guarda la De Filippi, lei guarderà la De Filippi insieme a lui, per amore. E così. Ma alla fine è anche divertente, di fatto è nella nostra natura, l'adattamento. Perché nella coppia esiste un tacito accordo in base al quale lui deve essere il più intelligente, e tu, se vuoi far funzionare la relazione, ti devi gioco forza instupidire. Ah, dimenticavo: anche il sense of humour, dopo le prime due uscite, non è più gradito, e invece non capire le battute che fa lui, quello fa sempre un bell'effetto.
A volte entri talmente nella parte che perdi completamente il controllo della situazione. Personalmente, ho passato tutte le fasi della decerebrazione (si dirà così?), da Quarto Grado ai programmi di Barbara d'Urso. Con le risse, da una parte i cattolici oltranzisti, dall'altra le drag queen, e in mezzo Cecchi Paone che fa "so' tutti gay, io lo so, ci sono stato". L'unico fondo che non ho toccato è stato "uomini e donne". Cioè, l'ho guardato una volta per capire che roba era, ma subito ho sentito una sensazione come se nel mio cranio ci fosse qualcosa che voleva scappare. E ho spento.
Poi, un giorno, mi sono svegliata come da uno stato comatoso e ho cominciato pian piano a recuperare il lume della ragione. Ma ce n'è voluto.
Perché voi uomini, è questo, che volete. Una cozza decerebrata che vi passa davanti alla tv mentre c'è la partita. Perché questo vi tranquillizza. Voi, mi spiace dirvelo, una donna intelligente non la sapete gestire. Poi vi lamentate, su twitter, perché vostra moglie non sa chi sono i Beatles e non ha mai sentito nominare i Pink Floyd. E invece, sotto sotto, siete contenti così. A qualcuno ho risposto che certe donne non ve le ordina il medico, ma la realtà è ben diversa. Ciò che voi non immaginate è che, probabilmente, le vostre donne, prima di incontrare voi, non erano così. Si sono decerebrate per voi. Alcune, in effetti, decerebrate lo erano davvero, ma lasciamo stare.
Penso a Mary. Ci ho pensato proprio ieri perché ho letto sul suo blog un omaggio a Roberto "Freak" Antoni, e mi è venuto da sorridere, anche perché tra l'altro l'unico commento che c'era sotto era il mio. Mary ha pochi anni più di me. E' una donna di straordinaria intelligenza, e di cultura, musicale ma non solo. Neanche brutta, ha lo stile un po' retro' delle attrici di Hollywood degli anni '80. Però marito non l'ha trovato. Perché? Perché non si è decerebrata. Non ha voluto, non ha saputo, non lo so. A 40 anni passati, è ancora là con i suoi idoli, che sono anche i miei, va ai concerti, viaggia sola. Io la ammiro per la sua coerenza ma ciò non toglie che la cosa sia triste. Non la sua vita, è chiaro. Ma il fatto che, con tutta evidenza, una donna che ragiona abbia difficoltà ad accoppiarsi.
Di fatto, cosa se ne fa un uomo, di una donna che sa reggere una conversazione? Di cultura, di musica, di politica? Nulla, assolutamente nulla. La donna serve ad altro. Forse sarà giusto così, sarà necessario per impedire l'estinzione della specie. Però uomini, ammetetelo: una donna che potrebbe lontanamente rischiare di saperne più di voi vi spaventa a morte. Guardate, mi spiace dirlo, perché io non sono una femminista in senso stretto, non lo sono mai stata. Anzi, a volte sono proprio maschilista. Però, almeno, noi donne ci sappiamo adeguare, evolvendoci o involvendoci, a seconda dei casi. Voi, invece, non vi smentite mai. Con affetto, eh? Ah, buon san Valentino.
 
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