venerdì 11 luglio 2014

Gli sconosciuti

Sono su twitter da quasi un anno, ormai. Ci passo diverso tempo, lo ammetto. Ho conosciuto diversa gente e non credo di usare questo termine a sproposito. Ci si potrebbero scrivere sopra dei libri, ma non ho voglia. Di fatto è una cosa completamente diversa da quello che pensavo quando mi sono iscritta. Cioè, io pensavo più o meno a una vetrina in cui uno che ha qualcosa da dire, vip o non vip, fa sentire la sua voce. Non come facebook, dove la gente posta le foto del cibo o dei piedi al mare. No, una roba culturale.
Ok, mi sbagliavo. Dai, si è capito che mi sbagliavo. Comunque, ci sono dentro delle persone. Vere. Alcune belle, alcune brutte, alcune intelligenti, alcune stupide, come nella vita reale. Alcune pressoché normali, alcune che se le avesse conosciute Basaglia non avrebbe mai chiuso i manicomi. Anche i sentimenti sono veri, ma questa è un'altra storia.
Ci ho provato diverse volte a scrivere qualcosa su twitter. Ma le cose che scrivevo avrebbero poi offeso un buon 90% dei lettori, così ho sempre cassato tutto. Oggi parlerò d'altro. Di cosa? Ecco. E' che in questi giorni mi sono chiesta spesso come io sia arrivata a questo punto, al punto di interagire in maniera compulsiva con dei perfetti sconosciuti. E, mentre me lo chiedevo, i ricordi sono riaffiorati alla memoria. E ho capito che io, il germe dentro, ce l'ho sempre avuto. Ho saltato a pie' pari il periodo delle chat, è vero. Nei forum, poi, non sono mai riuscita ad integrarmi. Ma tutto il resto l'ho fatto.
Ero una bambina quando, leggendo "Topolino" (ma quanto ero nerd?), andavo alla pagina degli "amici di penna" e scrivevo le letterine a tutti. Poi quelli, tutti contenti, mi rispondevano e mi mandavano le buste piene di adesivi. E io, puntualmente, non rispondevo perché non c'avevo voglia.
E crescendo ho continuato, eh? C'era una ragazza un po' più grande di me (siamo sempre in contatto, tra l'altro) con cui ci siamo scritte per anni, più o meno da quando io facevo le medie. Ricordo che lei era una grande fan degli U2, e mi faceva: "Ma quanto so' forti gli U2?" E io: "Sì sì, fortissimi." E pensavo: "Boh, che saranno 'sti U2, roba che si mangia?"
Ma il bello è arrivato quando mi sono iscritta all'IPF: International Pen Friend (club), il club degli amici di penna internazionali. Facevo l'Università e quello era un ottimo modo per praticare le lingue. (Ma perché non pensavo a darla via, invece?)
Ho conosciuto un sacco di persone, da tutto il mondo. Mi arrivavano anche una decina di lettere al giorno. Spendevo un patrimonio in francobolli, però era divertente. L'unico problema è che molti si iscrivevano per trovare moglie (come su twitter, uguale) ed era difficile spiegare loro che le cose non stavano proprio così.
Vi presento i soggetti che mi sono rimasti in memoria. 
- Un tipo di Giakarta, non mi ricordo il nome, che mi mandò la foto dei suoi "sexy moustaches", che ancora rido. (Il momento della foto è sempre il più drammatico, come su twitter). 
- NEVILLE, un inglese, l'unico che ho incontrato di persona, che venne a Firenze e con una mia amica lo portammo in giro, e che con tipico entusiasmo anglosassone ad ogni nostra proposta: "Adesso andiamo a vedere questa cosa" rispondeva: "Okaai...." (pronunciato così com'è scritto). Ci siamo ritrovati di recente su Facebook.
- PAUL, anche lui inglese, il tipico "beer & football addicted", molto simpatico.
- DIEGO, argentino, che a un certo punto aveva messo incinta la fidanzata e non sapeva come fa'.
- DEJAN, croato (questa è triste), che a un certo punto mi disse "parto, vado in guerra" e mai più sentito. 
- ZORICA, di Belgrado, (triste anche questa) con cui mi scrivevo nel periodo dei bombardamenti USA. E lì ho capito veramente quanto è stupida la guerra.
E poi, il top. Due psicopatici che al confronto quelli di twitter so' dilettanti, proprio.
- MARKO, finlandese. All'inizio, tutto normale. Solo un po' palloso, mi scriveva delle lettere lunghissime descrivendomi il suo paese, mi mandava pure i depliant. Poi mi faceva domande assurde del tipo: "Quanto costa una macchina in Italia?" E che cacchio ne so, mica so' Quattroruote! Poi ricordo che dalle lettere passammo alle email. E, di punto in bianco, l'apocalisse. Cominciò a raccontarmi che prendeva psicofarmaci da quando era bambino. Che una volta, litigando con suo padre, aveva spaccato un bicchiere con una mano. Poi mi accusava di rispondergli sempre in ritardo. (Anche lì, ma io perché non so' bona a manda' affanculo la gente al momento giusto?) Infine, cominciò a scrivere frasi sconclusionate, da sclerato di testa, proprio. Mi disse: "Guarda che io c'ho la tua foto." E che mme frega, facci un po' quel che ti pare! Ma io c'avevo il terrore, perché questo c'aveva il mio indirizzo! Ora, non è che uno dalla Finlandia prende e viene giù, però non si sia mai. Finì che abbuiai la casella email per non sentirlo più.
Ma il number one, è lui: OLIVIER. Non dimenticherò mai questo nome. Era un ragazzo del Gibuti che faceva il muratore a Nizza. Questo proprio era convinto che la corrispondenza servisse per sposarsi, ma io all'inizio non l'avevo capito. Ricordo che era un grande fan di Ramazzotti. Dopo le prime lettere cominciò a parlare di venirmi a trovare, e io glissavo alla grande, ma questo insisteva. Concludeva ogni lettera con "à très bientôt" (a molto presto), un augurio da brivido lungo la schiena, perché, voglio dire, Nizza è dietro l'angolo, eh? Diverse volte smisi di scrivergli, e lui dopo un po' ricompariva sempre più determinato. Una volta gli dissi "guarda che so' fidanzata" (era vero, tra l'altro) pensando così ingenuamente che questo gli facesse mettere l'animo in pace. Mi sbagliavo: mi scrisse una lettera infuocata, dicendomi: "io non voglio sentir parlare di questa persona quando verrò a trovarti". Panico. Poi sinceramente non mi ricordo com'è andata a finire, dopo quanto tempo si arrese e smise di scrivere, ma la cosa durò diverso tempo. Però poi, per fortuna, è finita.
Adesso scusate che mi stanno suonando il campanello. 

mercoledì 2 luglio 2014

Quale amicizia?

Ormai sono sei mesi che tengo questo blog e mi sento finalmente pronta per affrontare uno dei quesiti che da sempre attanagliano l'umanità, secondo solo a "E' nato prima l'uovo o la gallina?", e sul cui tema sono stati scritti libri, fatti film, spesi fiumi di inchiostro e sprecati infiniti metri cubi di fiato.
"Può esistere l'amicizia tra uomo e donna?"
E' necessaria qui una piccola premessa. Quando si parla di amicizia, qui, non si parla di un'amicizia superficiale, una conoscenza. Si parla di un'amicizia forte, di grande confidenza, a volte esclusiva. 
Ecco, la risposta è assolutamente, categoricamente, NO.
Uomini e donne NON possono essere amici. Ma il motivo non è il sesso, come si può pensare. Il motivo è un altro. E' che per noi donne, semplicemente, l'amicizia non esiste. Non sappiamo cosa sia. E non sappiamo cosa sia persino tra di noi, figuriamoci con gli uomini. Il mondo femminile, agli occhi di un uomo, è pieno di misteri. Il mondo maschile, secondo me, ha un mistero solo, ma fitto: l'amicizia. Il cameratismo, la solidarietà di genere, sono cose sconosciute, per noi.
Noi donne tra di noi, ci odiamo. Più o meno cordialmente, ma ci odiamo. Per ogni donna, un'altra donna è sempre una potenziale nemica. Noi ci sopportiamo solo quando abbiamo l'impressione che l'altra non invada il nostro territorio, che non possa entrare in conflitto con noi da nessun punto di vista. Che che abbia il suo uomo, che non sia interessata al nostro, che sia più brutta, più stupida e con meno qualità di noi. Sempre beninteso che, anche per l'amica del cuore, dietro le spalle, ci sono sempre in serbo commenti al vetriolo. Fatti con bontà, eh? Per il suo bene. Ma ci sono.
Di recente ho letto cose del tipo: "Le ragazze si odiano, le vere donne sono complici": vero niente. Anche le ragazze possono essere complici, tutte le donne possono essere complici, possono adorarsi. Ma se disgraziatamente gli obiettivi di una entrano in conflitto con quelli di un'altra (principalmente se ad entrambe interessa lo stesso uomo) è la fine. La più debole delle due è una donna morta, distrutta. L'amicizia, finita.
Diversamente, due uomini che si innamorano della stessa donna, alla fine è facile che la mandino entrambi a quel paese e conservino l'amicizia. (Bellissimo, su questo argomento, uno dei primi film di Salvatores, "Turné". Da vedere)
Un gruppo o una comunità di donne è quanto di più deleterio possa esistere, e lo dico con l'esperienza di una che ha fatto le superiori in una classe di sole donne. Ci siamo scannate. Finita la scuola, mai più fatta una cena, un incontro, niente. Ma quale amicizia.
Sulla base di ciò, come può esistere l'amicizia tra uomo e donna? In nessun modo. Lo so perché lo so. Perché quando io parlo di queste cose, parlo anche di me stessa, non mi considero certo immune dalle debolezze del mio genere.
Uomini, non fatevi fregare: quando una donna dice "sei un amico", intende tutto tranne che sei un amico.
Nel particolare può intendere, sostanzialmente, due cose:
1) Che le piaci ma non ha il coraggio di dirtelo. Si considera in qualche modo inadeguata. Pensa di non poterti interessare, e allora per averti, non potendo essere la tua donna, usa una via traversa. Lei sarà "la tua amica del cuore". Ricoprirà un ruolo speciale, che nessuno portà portarle via. (Questa situazione può essere anche a tempo: le piaci, ma siccome che tu dormi, nel frattempo ti fa l'amica sperando che prima o poi ti svegli). 
2) Che non le piaci. Ti trova magari intellettivamente interessante, ma non le piaci fisicamente. Non corrispondi al suo ideale. Però si trova bene con te. Si confida volentieri, e (crudele) per qualche motivo le fai comodo. Anche solo perché tu le sbavi dietro, magari. Questo nutre il suo ego.
Sinceramente, capisco l'estrema difficoltà degli uomini a distinguere un caso dall'altro. Nel caso di interesse, magari uno spera che si tratti del caso 1, invece poi è il 2.
Lei è la tua amica del cuore, quindi non te la dà, ma sappi che se ti azzardi a metterti con un'altra rischi che lei ti cavi gli occhi col cucchiaino da tè.
Io so quello che dico, perché in vita mia sono stata entrambe le cose: l'amica del cuore (caso 2), che ha perso una persona a cui voleva bene solo per il fatto che lui si è fidanzato con una botola ringhiosa. Tempo due settimane: scomparso, stile lupara bianca. Mai più visto né sentito nei secoli dei secoli. Ancora oggi non so che fine abbia fatto.
E la fidanzata di uno che aveva un'amica del cuore single, che nominava pressoché in ogni frase. Tra l'altro anche stupida, perché nei primi tempi del rapporto commise il madornale errore di non cagarmi affatto. La incontravamo e parlava rivolgendosi solo a lui. Io ero aria. Risultato: "Tesoro, l'amica del cuore single va al volo fuori dalla tua vita senza nemmeno passare dal via". Desaparecida.
In effetti, esiste anche un terzo caso: quello romantico da film in cui entrambi si amano ma è un amore impossibile. Io agli amori impossibili non è che ci creda tanto, a dire il vero. Esiste volersi o non volersi, il resto sono cavolate. L'amicizia non è un surrogato dell'amore, è un'altra cosa. 
Il film "Harry ti presento Sally" è una bibbia, da questo punto di vista. Ti spiega tutto, la regola e gli emendamenti, che puntualmente si annullano (p.es. il caso che entrambi siano accoppiati). Nel film infatti (mi spiace se non l'avete visto ma colpa vostra) i due finiscono insieme. Il messaggio è molto chiaro.
Eppure a noi donne un amico uomo farebbe tanto comodo. (E anche il contrario, eh?) Il modo di ragionare completamente diverso dal nostro ci allargherebbe gli orizzonti, ci farebbe capire meglio tante cose. Ma è utopia.
Però, a ben guardare, una possibilità c'è. Che lui sia gay. Ragiona comunque come un uomo, ti vuole bene come un uomo, è complice come una donna, non entra in conflitto con te. Di più: ha sofferto. Qualunque cosa tu gli racconti, non si scandalizza e non ti giudica. E' una fortuna che non tutti hanno. Io ce l'ho. E ne approfitto per dirlo qui: Roby, grazie di esistere.
 
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