domenica 27 aprile 2014

Paris je t'aime

Ebbenesì, ce l'ho fatta. Ho realizzato uno dei sogni della mia vita: finalmente, ho visto Parigi. Tutti, più o meno, sognano di vedere Parigi, un giorno, ma per me questo era di particolare importanza. Io ho studiato francese, tra scuola e università, per una ventina d'anni, dalla scuola media al corso di traduzione letteraria. Ma non solo. Io ci ho fatto la tesi, su Parigi. "Amore e follia" si intitolava. Un titolo che è tutto un programma. Su André Breton, precisamente: uno che si divertiva a passeggiare per le vie della città in compagnia di una pazza alienata che ne combinava di tutti i colori, e che ha elaborato il concetto di merveilleux, meraviglioso. Tutto ciò, senza esserci mai stata. Dunque potete immaginare cosa questo significasse per me.
Certo, conoscevo già la Francia, anche se sono stata di più in Belgio. Un paese che ora si sta salvando in corner con Stromae, ma veramente uno si chiede a cosa serva. Un paese dove dicono "novante" e "patates", che sembrano parole normali ma chi conosce il francese sa che non è così.
Quindi sono andata a Parigi, speranzosa, tra l'altro, di risolvere due importanti quesiti sulla Francia e i francesi, che da sempre angosciano gli italiani: 1. perché la baguette il giorno dopo diventa gomma; 2. che cosa non hanno capito (loro e gli inglesi) dell'uso del bidet.
Purtroppo, non ho trovato risposta. Ho trovato, comunque, una città magica, meravigliosa, piena di persone gentilissime e di tanta gente sola. Sola al ristorante, al bar, in giro. Non so se accade ovunque, ma questa cosa mi ha colpito.
Non racconterò tutto, troppe cose dovrei dire. La Tour Eiffel, al tramonto, dal ponte sulla Senna, maestosa. I gargoyles di Notre Dame. Il Louvre, l'Opéra. Ma che ve lo dico a fa'.
Parigi non è una città, è un sogno. E' l'unica città in Europa, credo, che possa reggere il confronto con Roma. (E dico tanto, perché come Roma, per me, non c'è proprio niente al mondo). Con Roma, peraltro, ho trovato molte analogie, e straordinarie somiglianze. Due mondi e due lingue che adoro, il francese e il romano. Che mi innamorano. Sì perché io, basta che uno mi parli francese, e mi innamoro. Appena arrivata in albergo, infatti, mi sono innamorata del portiere.
Perché il francese non si parla: si canta. Noi possiamo biascicare un "buongiorno" svogliato, loro no: quando dicono "bonjour" sorridono, sempre. Poi magari sotto sotto ti mandano a quel paese, chi lo sa. Però sorridono.
Ma parliamo di cibo: ora non vorrei partire con la solita manfrina dell'italiano che va all'estero e si lamenta perché si mangia male. A Parigi non si mangia male: ho mangiato della carne buonissima. Ho mangiato anche una specie di pasticcio di carne e patate che sembrava già masticato da qualcun altro, ma vabbé.
La cosa che però continuo a non capire è perché, con caffè italiano e macchinario italiano, riesca a venirgli fuori una roba che non è caffè: e 'na schifezza. Anche in Spagna, stessa cosa. A parte il fatto che qualcuno dovrebbe spiegare loro che, anche se la tazzina può contenere una certa quantità di liquido, non è detto che per forza vada riempita fino all'orlo. Io al bar di solito prendo il caffè lungo, ma quello non è caffè lungo: è brodo. E loro te lo danno con la faccina contenta, come dire: "Guardate, italiani, vi diamo il caffè italiano!" Ma grazie, troppo buoni.
L'unica cosa veramente buona, a Parigi, sembra ovvio dirlo, sono le brioches. Sulle brioches proprio, da Maria Antonietta in poi, non c'è storia, vincono su tutta la linea. Quelle, e un certo tipo di pane morbido che ora non sto qui a spiegare. Buono. Ma solo quello, eh? Neanche i dolci, perché anche sui dolci tranquillamente, vinciamo noi.
Comunque. Facendo il turista è ovvio che poi ti capita di fare le cose stupide da turista. Io per esempio, arrivata a Montmartre, un posto che io della serie "lasciatemi qui, voglio morire qui", ho fatto la foto a un vero pittore di Place du Tertre: col cappellino e la tuta bianca macchiata di tutti i colori: roba che neanche i giapponesi. Con la mostra di Dalì e il negozio di minchiate surrealiste ho raggiunto proprio il massimo della goduria. Ero un topo nel formaggio, non dico altro. Ho comprato un porta oggetti a forma di orologio sfatto: la quintessenza dell'inutilità. Ma ero felice come una bambina sulle giostre.
L'ultimo giorno ho voluto visitare il cimitero di Père Lachaise, quello delle celebrità. E ho stabilito un record. Girare per due ore sotto la pioggia senza riuscire a trovare l'ombra della tomba di una celebrità. Niente. Jim Morrison, Oscar Wilde. Niente. Non pervenuti. E avevo anche la cartina, eh? Io non lo so come sia possibile. A un certo punto dico: "Vabbè, seguiamo la gente, con nonchalance, senza farci notare, da qualche parte ci porteranno." Niente. Gruppetti di persone davanti a una tomba, arrivi lì, e è un perfetto sconosciuto, e pensi: "Boh, questi magari so' parenti, andiamo via." Così.
L'unica tomba famosa che ho trovato, per puro caso, è stata quella di Paul Eluard. E l'ho trovata, senza dubbio alcuno, perché lui ha voluto farsi trovare da me, perché sa che io lo adoro. Paul Eluard è un poeta surrealista, non è molto famoso, ma ha scritto delle poesie d'amore stupende. Io volevo fare la tesi su di lui, ma poi non l'ho fatta perché una tesi di poesia è roba tosta. Comunque.
La sua poesia forse più famosa è quella che riporto qui di seguito. Ve la regalo, gustatevela.

Libertà

Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome

Su tutte le pagine lette
Su tutte le pagine bianche 
Pietra sangue carta cenere 
Io scrivo il tuo nome

Sulle dorate immagini 
Sulle armi dei guerrieri 
Sulla corona dei re 
Io scrivo il tuo nome

Sulla giungla e sul deserto 
Sui nidi sulle ginestre 
Sull'eco della mia infanzia 
Io scrivo il tuo nome

Sui prodigi della notte 
Sul pane bianco dei giorni 
Sulle stagioni promesse 
Io scrivo il tuo nome

Su tutti i miei squarci d'azzurro 
Sullo stagno sole disfatto 
Sul lago luna viva 
Io scrivo il tuo nome

Sui campi sull'orizzonte 
Sulle ali degli uccelli 
Sul mulino delle ombre 
Io scrivo il tuo nome

Su ogni soffio d'aurora 
Sul mare sulle barche 
Sulla montagna demente 
Io scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole 
Sui sudori dell'uragano 
Sulla pioggia fitta e smorta 
Io scrivo il tuo nome

Sulle forme scintillanti 
Sulle campane dei colori 
Sulla verità fisica 
Io scrivo il tuo nome

Sui sentieri ridestati 
Sulle strade aperte 
Sulle piazze dilaganti 
Io scrivo il tuo nome

Sul lume che s'accende 
Sul lume che si spegne 
Sulle mie case raccolte 
Io scrivo il tuo nome

Sul frutto spaccato in due 
Dello specchio e della mia stanza 
Sul mio letto conchiglia vuota 
Io scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero 
Sulle sue orecchie ritte 
Sulla sua zampa maldestra 
Io scrivo il tuo nome

Sul trampolino della mia porta 
Sugli oggetti di famiglia 
Sull'onda del fuoco benedetto 
Io scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita 
Sulla fronte dei miei amici 
Su ogni mano che si tende 
Io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori 
Sulle labbra intente 
Al di sopra del silenzio 
Io scrivo il tuo nome

Su ogni mio infranto rifugio 
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia 
Io scrivo il tuo nome

Sull'assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine 
Sui sentieri della morte 
Io scrivo il tuo nome

Sul rinnovato vigore 
Sullo scomparso pericolo 
Sulla speranza senza ricordo 
Io scrivo il tuo nome

E per la forza di una parola 
Io ricomincio la mia vita 
Sono nato per conoscerti 
Per nominarti 
Libertà.

Paul Eluard

 
Free Website templatesSEO Web Design AgencyMusic Videos Onlinefreethemes4all.comFree Blog TemplatesLast NewsFree CMS TemplatesFree CSS TemplatesFree Soccer VideosFree Wordpress ThemesFree Web Templates