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giovedì 6 febbraio 2014

Digressione letteraria

Era un po' che volevo scrivere di quest'argomento. Colgo l'occasione, dopo qualche breve scambio di opinioni su twitter e anche dopo un tweet che ho letto di sfuggita, abbastanza inquietante, che poi ho perso di vista e non ricordo neanche di chi fosse, ma forse è meglio perché così almeno non mi è venuta voglia di alimentare polemiche, anche perché ritengo che non ci sia nulla di più sterile di una polemica su twitter. (Già su Fb fatico a rispondere a gente che conosco quando spara una cavolata, figuriamoci lì).
Dunque il tweet diceva, più o meno, che è un dramma il fatto che il 50% degli italiani abbia un libro nel cassetto. Nel senso che l'ha scritto, ovviamente, non che l'ha letto. Un dramma. Mh. Ora, innanzitutto, con tutti i problemi che abbiamo in Italia, questo non mi sembra propriamente di capitale importanza. Poi, ammettiamo che di questo 50% che scrive, effettivamente il 49% non sappia scrivere, e che il libro faccia schifo. Ok. E quindi? Il problema, dov'è? Uno che non sa scrivere, e scrive, non è meno dannoso di uno che non sa dipingere, e dipinge, e molto meno, direi, di uno che è stonato, e canta.
E invece no. L'ultima moda culturale è dissuadere chi ha l'hobby della scrittura. Ancora peggio se uno vuol farne una professione: ho letto un articolo di un famosissimo giornalista e scrittore che mi ha fatta rabbrividire per la crudeltà immotivata con cui ha distrutto le speranze di una ragazza che aveva l'unica colpa di avergli scritto dicendo: "non voglio arrendermi, voglio farcela a tutti i costi." Hanno fatto anche un talent show, una specie di Masterchef dell'editoria, dove le opere di giovani scrittori venivano giudicate da un gruppo di esperti. Non l'ho visto, sembra sia stato un flop, ma non è questo il punto.
Il punto è che il messaggio che si vuol passare è: non mettetevi a scrivere se non siete in grado. Se siete in grado ve lo dobbiamo dire noi, ma senz'altro non lo siete, quindi lasciate perdere. Perché?
Creare è un istinto proprio dell'essere umano. E scrivere è un talento come un altro: o ce l'hai o non ce l'hai. Puoi dover affinare la tecnica, puoi imparare, puoi migliorare. Ma se sei in grado di scrivere, o non lo sei, solo chi ti legge e ti apprezza o meno può stabilirlo. Nessun Solone può permettersi di tarparti le ali. Dappertutto sembra che si cerchino nuovi talenti, tranne nella scrittura. Non si cerca di promuovere, ma di demotivare. Che senso ha tutto questo? 
Questa è la mia interpretazione: in Italia si legge poco. I libri si vendono poco. I pochi che hanno la fortuna di vedersi pubblicare qualunque cosa si mettano a scrivere sono terrorizzati all'idea che l'offerta si ampli, e anche gli emergenti si fanno la guerra tra di loro. Una guerra tra poveri.
Le case editrici poi, non vogliono rischiare. Ti pubblicano solo se sei qualcuno (anche se non sei uno scrittore, ovviamente), non possono permettersi perdite. E' triste.
Lo dico per esperienza personale: io scrivo per hobby, per il piacere di scrivere, non ho l'esigenza di vendere, il lavoro ce l'ho, non ho interesse a farmi pubblicare. Ma, essendo traduttrice e editor qualificata, in passato ho provato a lavorarci, in una casa editrice. Una piccola casa editrice dalle mie parti. Non avevano le norme redazionali, gliele ho fatte io, ho corretto le bozze a diversi libri. Poi, quando è stato il momento di assumermi, mi hanno detto: "Eh, sai, per poter assumere, di questi tempi, bisognerebbe che venisse un Faletti a farci pubblicare un libro...!" "Eh, già, perché se Faletti scrive un libro, viene a farlo pubblicare a voi." Fine. Ovviamente, gliene ho tirate tante che poi sono falliti. Piccole soddisfazioni.

mercoledì 22 gennaio 2014

appetizer

Vorrei tanto riuscire a fare una piccola presentazione. Breve, riassuntiva. Boh. Non so se ci riuscirò. Tanto perché chi casualmente passa di qua possa dire: "ok, mi piace leggere di queste cose", oppure "non me ne frega niente". Poi, con calma, affronterò i vari argomenti uno ad uno.
La musica: molta, non tutta. Da ascoltare, da fare, da vivere. Il mio unico strumento è la voce. Non suono nulla, mio grande rimpianto, perché non ho manualità. E lo studio del solfeggio mi ha stroncato l'entusiasmo. Ma canto, o meglio: sto riprendendo, dopo una pausa fisiologica.
I libri: "purtroppo" a causa degli studi compiuti, conosco più le letterature straniere che quella italiana... più che per i romanzi, ho una passione per la poesia e la saggistica. E poi scrivo... sostanzialmente, cavolate.
Il teatro: il modo più diretto per liberare l'anima. Più della musica, azzarderei. Il teatro è la mia grande passione abbandonata. In gioventù, mi sono dilettata in recitazione e regia. Ma la musica la puoi fare anche part-time: al teatro, o dai tutto, o niente. Ma nella vita, non si sa mai.
Il cinema: un universo vastissimo di fronte al quale mi sento profondamente inadeguata. Non sono un'esperta, giudico a pelle, con le emozioni. Di musica forse un pochino me ne intendo, ma di cinema sono una felice profana. Un film deve emozionarmi, entusiasmarmi, magari. Punto.
E poi l'arte: pittura, scultura, architettura... troppe cose da dire, doveva essere un breve excursus...
Concludo dicendo che amo profondamente tutto ciò che è vintage: nella musica, nel cinema, dappertutto. Dagli anni '20 in su, tutto fa brodo (anche prima, se si considera la classica e l'opera). Appena sento puzza di naftalina, mi innamoro, ecco.
Tanto per cominciare...
 
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